LA GRANDE MUSICA è onlive

 

 

 

 

U
X
Sezioni

SEZIONI



Le parole e le idee di






SPETTACOLI

LIBRI

DISCHI



 

GazLab Edizioni
è un marchio
Cassagest s.r.l

 


 

 

Periodico Telematico
Registrato al Tribunale di Roma
n. 17/2022 il 10/02/2022

 

Direttore Responsabile
Paola Molfino

 

 


CONTACT

Via del Commercio 36
00154 Roma

(+39) 06.54.09.344
redazione@musicpaper.it

PUBBLICITÀ

adv@musicpaper.it

SEGUICI

SEZIONI

Boris Godunov torna alla Scala il 7 dicembre

Boris Godunov torna alla Scala il 7 dicembre

La Stagione scaligera 2022/2023 si apre con “Boris Godunov” di Musorgskij, presentato nella sua versione originale, con la direzione di Riccardo Chailly e la regia di Kasper Holten. Ildar Abdrazakov sarà impegnato nel ruolo del titolo. E in attesa dell’inaugurazione, dal 1° dicembre Milano si veste di musica con le iniziative della “Prima Diffusa”.

Gabriela Montero debutta a Padova

Gabriela Montero debutta a Padova

È fissato per il 7 dicembre l’atteso debutto della pianista venezuelana Gabriela Montero con l’Orchestra di Padova e del Veneto, sotto la direzione di Wolfram Christ. In programma il “Concerto per pianoforte” di Edvard Grieg e la “Prima Sinfonia” di Dmitrij Šostakovič.

Alchimie torinesi in musica

Alchimie torinesi in musica

In un universo di trasformazioni, l’Orchestra Filarmonica di Torino, che festeggia 30 anni, si rinnova e dedica alle alchimie la sua nuova Stagione di Concerti, in programma fino al 6 giugno 2023, puntando sui giovani talenti e a diffondere l’arte in tutte le sue forme. Per l’occasione abbiamo incontrato il presidente e direttore artistico Michele Mo.

Nuova vita per Don Bonaparte

Nuova vita per Don Bonaparte

Una mostra, un film e la prima rappresentazione assoluta di un’opera rimasta troppo a lungo dimenticata. Reggio Emilia rende omaggio al compositore Alberto Franchetti a ottant’anni dalla sua scomparsa con un calendario di iniziative che animeranno la città e culmineranno nel debutto assoluto di “Don Bonaparte”, opera ispirata a una fortunata commedia teatrale di Giovacchino Forzano e poi trasposta anche per il grande schermo.

Le donne dimenticate di Valentina Carrasco

Le donne dimenticate di Valentina Carrasco

Incontro con la regista teatrale cresciuta alla scuola creativa della Fura dels Baus che nella “Favorite” ora al Donizetti Opera ha scelto di dare voce alle “invisibili” portando in scena accanto alla protagonista, Annalisa Stroppa, 27 donne dagli 80 ai 40 anni.

La lezione di Azio Corghi

La lezione di Azio Corghi

Con Azio Corghi è scomparso a 85 anni un compositore e un didatta che era ancora in piena attività, che almeno dagli anni ’80 aveva un posto significativo nella vita musicale italiana. Nato nel 1937, non era certo un esordiente quando Piero Rattalino gli commissionò per il Regio di Torino la sua prima opera, Gargantua, che andò in scena con successo nel 1984.

Tutti i talenti di Rousset

Tutti i talenti di Rousset

Christophe Rousset, assistente di William Christie, lascia Les Arts Florissants nel 1991 dopo averli diretti ne La fée Urgèle, per fondare Les Talens Lyriques che stanno ancora festeggiando il trentennale, con ritardo per la pandemia.
Rousset, che si alterna alla tastiera e alla bacchetta, è uno dei direttori di musica eseguita su strumenti antichi più presente nei teatri e nelle sale da concerto worldwide. Les Talens Lyriques sono una macchina da guerra: con un’agenda estremamente serrata e la sterminata discografia fin qui incisa.
In Italia Rousset è presente regolarmente benché meno che in altri paesi ma comunque è una presenza costante. È l’occasione per tracciare un bilancio e ascoltare cosa ha da dire il Maestro dopo 30 anni di successi. A Music Paper confida di non amare i controtenori. E di essere fedele.

Per me il teatro vive nel presente

Per me il teatro vive nel presente

Per Michele Mariotti, prima inaugurazione di stagione all’Opera di Roma. Non il debutto da direttore musicale, dato che quello è avvenuto in febbraio con “Luisa Miller”. Tuttavia aprire il nuovo anno del proprio teatro è un’altra cosa. Significa trovarsi sotto una marea di riflettori mediatici. Lui, 43 anni, ci è abituato: a Bologna ha guidato il Comunale per dieci anni. Ma la Capitale è diversa. Per la risonanza nazionale che può assumere una première all’Opera. Tanto più se (nella città dove ha sede il Vaticano, durante un governo di destra che innalza lo slogan “Dio-patria-famiglia” come vessillo) il titolo prescelto, i “Dialogues des Carmélites” di Francis Poulenc, ha a che vedere con la religione, con l’oppressione furiosamente laicista di un credo profondo, e se la regista cui è affidata la messinscena, Emma Dante, può far temere qualcosa di politicamente urticante.

Thomas Adès e il trionfo della speranza

Thomas Adès e il trionfo della speranza

Settimane italiane, anzi milanesi, per il compositore, direttore d’orchestra, pianista londinese che sul podio dell’Orchestra del Teatro alla Scala e della Filarmonica dirige concerti sinfonici e la sua opera “The Tempest”. Incontro con uno degli autori più celebri ed eseguiti del nostro tempo, forgiatore di una musica immediata e potente, che non si riconosce nelle categorie accademiche. Perché per lui «L’ispirazione è ovunque, perché un artista accetta tutto quanto ha a sua disposizione».

I fakes d’autore di Satie e Cage

I fakes d’autore di Satie e Cage

Una singolare vicenda di copyright si cela dietro l’opera “Cheap Imitation” di John Cage. D’altronde, il titolo parla da sé: il lavoro è infatti una trascrizione del “Socrate” di Eric Satie, dramma sinfonico in tre quadri scritto dal compositore antiaccademico par excellence nel 1917, su commissione di Winnaretta Singer, principessa di Polignac. Ma andiamo con ordine. Nell’aprile del 1914, nelle settimane che precedettero lo scoppio della Grande Guerra, la figlia del più celebre produttore statunitense di macchine per cucire era partita per una crociera che l’avrebbe condotta alla scoperta delle antiche rovine delle civiltà classiche, attraverso la penisola ellenica, Malta e la Magna Grecia. Dal viaggio la principessa sarebbe tornata entusiasta, desiderosa di apprendere il greco antico e di poter declamare Platone e Euripide in lingua nei suoi salotti parigini. Ne sarebbe seguita la commissione per Satie di un lavoro insolito…

Meyerbeer, il grande corruttore

Meyerbeer, il grande corruttore

Pubblichiamo in esclusiva un estratto da “Una storia dilettevole della musica”, il nuovo libro edito da Marsilio in cui Guido Zaccagnini – musicologo, autore e conduttore radiofonico – racconta vita e opere dei grandi compositori attraverso “insulti, ingiurie, contumelie e altri divertimenti”. Il lato umano, narrato con il metodo dello storico e la curiosità del divulgatore. Abbiamo scelto di pubblicare le pagine dedicate a Giacomo Meyerbeer (1791 – 1864), il papà del Grand-opéra, compositore tedesco a tal punto innamorato dell’Italia (e della sua musica) da italianizzare il proprio nome di battesimo. Capitolo intitolato “Il grande corruttore”. Ai lettori scoprire il perché.

César il Gallico

César il Gallico

Un ritratto in breve e una playlist per non dimenticare il bicentenario della nascita del compositore belga ma naturalizzato francese, musicista tra due nazioni e due sensibilità. Da pianista virtuoso a organista compositore, una vita legata agli strumenti a tastiera e all’edificazione dell’Ars Gallica. D’altronde Vincent d’Indy, nel tratteggiare la biografia del suo maestro César Franck, ne dipingeva la natìa Vallonia come una terra «cosi gallica nella sua apparenza esteriore, cosi germanica nelle sue abitudini e nei suoi contorni, destinata a dare i natali al creatore di un’arte sinfonica squisitamente francese nello spirito equilibrato e preciso, ma al contempo ancorata alla solida base dell’arte beethoveninana, essa stessa esito ditradizioni musicali ancora precedenti».

#Reviews
Spettacoli - Libri - Dischi

Per Don Carlo grandi voci la dedizione di Valčuha e un’enigmatica regia

Da tempo non si sentiva una compagnia di canto così buona come quella scritturata dal Teatro San Carlo di Napoli per il Don Carlo inaugurale nella versione in cinque atti. La regia di Claus Guth ha …

L’universo musicale di Bach

Christoph Wolff / Il Saggiatore pagg. 525, € 65 Christoph Wolff è notoriamente uno dei più accreditati studiosi della vita e dell’opera di Johann Sebastian Bach. Con la traduzione di Patrizia Rebulla ed Elli Stern, e la …

Beethoven: The Symphonies

La nuova integrale delle Sinfonie beethoveniane dirette da Yannick Nézet-Séguin si propone di svelare un percorso inedito nella genesi e nel processo creativo del compositore di Bonn, attraverso l’adozione della New Beethoven Complete Edition pubblicata …

STORIA&STORIE

Russian Choral Sound

Il “volto nascosto” del tardo-romanticismo russo. Dalle Liturgie alle Grandi veglie, sulle note di Čajkovskij e Kalinnikov, Golovanov e Kastal’skij, Rachmaninov e Česnokov. Alla scoperta del repertorio sacro di origine bizantina, proiettato nel futuro.

N

el 2019 la Hbo ha prodotto una miniserie intitolata Chernobyl che ricostruisce, alla maniera di un romanzo giallo, le cause del più grave incidente nucleare della storia. Alla fine dell’ultima puntata scorrono sullo schermo i volti di quei personaggi che fino a poco prima avevamo visto interpretati da Stellan Skarsgård o da Emily Watson.

È il classico momento del “come andò a finire”, in cui ciò che non è stato rappresentato viene semplicemente raccontato attraverso poche righe riassuntive, lasciandoci il compito di mutuare le scenografie della serie, di ritruccare gli attori e di continuare a farli recitare dalla nostra immaginazione.

La severità di questo epilogo è accompagnata da un coro che intona Vichnaya pamiat’ (In eterna memoria, in ucraino), canto funebre di tradizione ortodossa assimilabile al nostro requiem. Ascoltandolo, sembra di assistere all’adattamento in un linguaggio musicale contemporaneo di una melodia ancestrale scandita nei secoli da innumerevoli labbra.

Curata dalla compositrice islandese Hildur Guðnadóttir, questa “traduzione” dimostra quanto il repertorio sacro di origine bizantina viva di un eccezionale potenziale espressivo che, nel tempo, si è prestato a riletture, reinterpretazioni, integrazioni. Una storia di centenaria complessità, scritta sempre in equilibrio fra tradizione e rivoluzione. 

Ben prima che la Hbo producesse Chernobyl, a cavallo fra Ottocento e Novecento questo potenziale non è sfuggito alla sensibilità di una frangia di compositori russi, fra cui spiccano i nomi di Rachmaninov e Čajkovskij. Si tratta dei fautori del cosiddetto Russian choral sound, frutto di una scrittura pronta a coniugare suggestioni tardo-romantiche alla tradizione ortodossa, affilando spesso il confine fra strumento di celebrazione e opera di repertorio. 

A favorire la nascita di questa nuova corrente è anzitutto il legame dei suoi protagonisti con la Scuola del Coro Sinodale di Mosca diretta da Stepan Smolenskij, figura di grande spessore che promuove lo studio e il rinnovamento del repertorio sacro russo-ortodosso fin dal suo insediamento nel 1886.

Tuttavia, al di là dell’amicizia con Smolenskij, va ricordato quanto possa essere rilevante per un compositore russo di metà Ottocento la riscoperta di un’ortodossia cristiana che replica in terra la magnificenza di Dio, vestendosi di bagliori oro e granata, spargendosi d’olibano, scrutando il mondo attraverso lo sguardo serafico delle icone e, soprattutto, facendo del canto una forma di contatto diretto con il divino

Un canto che risuona nelle Liturgie e nelle Grandi Veglie, spazi espressivi prediletti dai membri della cerchia di Smolenskij. Si tratta di due forme celebrative che si muovono verso una destinazione: la Liturgia conduce al rito eucaristico, mentre la Veglia accompagna i fedeli fino all’alba di una ricorrenza festiva. Il tragitto, in entrambi i casi, è punteggiato da una serie di tappe obbligate strutturate sul medesimo testo.

Confrontare diverse versioni di un Salmo o di un Inno permette dunque di assistere a una sorta di contrafactum al contrario, in cui a fare da veicolo espressivo non è la melodia bensì il contenuto testuale. 

Scopriamo così che, nella sua Liturgia di San Giovanni Crisostomo, Rachmaninov decide di intonare il call and response della Grande litania iniziale, impreziosendo progressivamente le risposte del coro ai celebranti. 

Nell’adattare l’Inno dei cherubini – dedicato al momento in cui l’eucarestia viene portata sull’altare – Čajkovskij e Rachmaninov optano per una suggestiva infusione vocale, mentre Nikolaj Golovanov (in foto) sceglie un incedere più lineare del materiale sonoro. Nelle varie versioni dell’Inno dell’epiclesi percepiamo poi il contrasto fra la scrittura cristallina di Rachmaninov e quella malinconica di Pavel Česnokov.

Mettendo invece a confronto le Grandi Veglie (dette anche Vespri o Veglie di tutta la notte) possiamo riconoscere come in uno dei primi Salmi della celebrazione – Benedici il Signore, anima mia – Alexander Arkhangelskij riesca a trasmettere la trepidazione di una folla di fedeli pronti a una lunga notte di preghiera. Una notte illuminata da quelle candele che vengono accese mentre si intona O luce gioiosa, inno particolarmente suggestivo nelle versioni di Čajkovskij e Viktor Kalinnikov.

Aperto alle letture più disparate è poi l’inno della Grande Veglia dedicato alla Madonna – Rallegrati Vergine Madre di Dio  di cui la versione di Rachmaninov ha addirittura ispirato un recente remake elettronico a cura di Alberto Bof. Dello stesso Rachmaninov (foto in basso) è infine una delle interpretazioni più suggestive di Tu sei risorto dalla tomba, dedicato all’accompagnamento vocale delle prime luci del giorno di festa. 

Tanto è risolutivo lo spirito che abita le ultime pagine di queste Grandi Veglie e Liturgie, tanto è problematico il destino che affrontano attraverso il Novecento. Le vicissitudini di queste composizioni e dei loro autori sono via via più problematiche con l’insorgere di una vertigine rivoluzionaria pronta a slacciarsi dalla cultura religiosa e a trasformarne i santuari in bagni pubblici.

Compositori come Česnokov e Aleksandr Kastal’skij, che fino a prima della Rivoluzione avevano composto e diretto musica sacra, sono costretti a dedicarsi esclusivamente al repertorio laico; altri, come Čajkovskij o lo stesso Smolenskij, non sopravvivono fino al 1917, portando con loro una parte della Russia pre-rivoluzionaria. 

Altri ancora, come Rachmaninov, avrebbero invece ripensato a quelle voci accorate e a quelle armonie dall’impuntura elegante una volta diventati degli émigrés, conservandole nella memoria accanto ai ricordi delle isbe, dei samovar o dei viali di San Pietroburgo.

Un angolo di mondo materiale e immaginifico che riporta alla memoria la casa della suocera di Aleksandr Lužin nel celebre romanzo di Nabokov, La difesa di Lužin. Fuggita dalla Russia, lei cercava di portarne con sé il ricordo e di fare della sua casa una piccola exclave berlinese, riempiendola «di mille carabattole, odori, sfumature che costituivano un insieme inebriante, straziante e assolutamente insostituibile».

Foto cover: vista al tramonto di una chiesa ortodossa di Mozoli, a trenta miglia nordest di Minsk