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Boris Godunov torna alla Scala il 7 dicembre

Boris Godunov torna alla Scala il 7 dicembre

La Stagione scaligera 2022/2023 si apre con “Boris Godunov” di Musorgskij, presentato nella sua versione originale, con la direzione di Riccardo Chailly e la regia di Kasper Holten. Ildar Abdrazakov sarà impegnato nel ruolo del titolo. E in attesa dell’inaugurazione, dal 1° dicembre Milano si veste di musica con le iniziative della “Prima Diffusa”.

Gabriela Montero debutta a Padova

Gabriela Montero debutta a Padova

È fissato per il 7 dicembre l’atteso debutto della pianista venezuelana Gabriela Montero con l’Orchestra di Padova e del Veneto, sotto la direzione di Wolfram Christ. In programma il “Concerto per pianoforte” di Edvard Grieg e la “Prima Sinfonia” di Dmitrij Šostakovič.

Alchimie torinesi in musica

Alchimie torinesi in musica

In un universo di trasformazioni, l’Orchestra Filarmonica di Torino, che festeggia 30 anni, si rinnova e dedica alle alchimie la sua nuova Stagione di Concerti, in programma fino al 6 giugno 2023, puntando sui giovani talenti e a diffondere l’arte in tutte le sue forme. Per l’occasione abbiamo incontrato il presidente e direttore artistico Michele Mo.

Nuova vita per Don Bonaparte

Nuova vita per Don Bonaparte

Una mostra, un film e la prima rappresentazione assoluta di un’opera rimasta troppo a lungo dimenticata. Reggio Emilia rende omaggio al compositore Alberto Franchetti a ottant’anni dalla sua scomparsa con un calendario di iniziative che animeranno la città e culmineranno nel debutto assoluto di “Don Bonaparte”, opera ispirata a una fortunata commedia teatrale di Giovacchino Forzano e poi trasposta anche per il grande schermo.

Le donne dimenticate di Valentina Carrasco

Le donne dimenticate di Valentina Carrasco

Incontro con la regista teatrale cresciuta alla scuola creativa della Fura dels Baus che nella “Favorite” ora al Donizetti Opera ha scelto di dare voce alle “invisibili” portando in scena accanto alla protagonista, Annalisa Stroppa, 27 donne dagli 80 ai 40 anni.

La lezione di Azio Corghi

La lezione di Azio Corghi

Con Azio Corghi è scomparso a 85 anni un compositore e un didatta che era ancora in piena attività, che almeno dagli anni ’80 aveva un posto significativo nella vita musicale italiana. Nato nel 1937, non era certo un esordiente quando Piero Rattalino gli commissionò per il Regio di Torino la sua prima opera, Gargantua, che andò in scena con successo nel 1984.

Tutti i talenti di Rousset

Tutti i talenti di Rousset

Christophe Rousset, assistente di William Christie, lascia Les Arts Florissants nel 1991 dopo averli diretti ne La fée Urgèle, per fondare Les Talens Lyriques che stanno ancora festeggiando il trentennale, con ritardo per la pandemia.
Rousset, che si alterna alla tastiera e alla bacchetta, è uno dei direttori di musica eseguita su strumenti antichi più presente nei teatri e nelle sale da concerto worldwide. Les Talens Lyriques sono una macchina da guerra: con un’agenda estremamente serrata e la sterminata discografia fin qui incisa.
In Italia Rousset è presente regolarmente benché meno che in altri paesi ma comunque è una presenza costante. È l’occasione per tracciare un bilancio e ascoltare cosa ha da dire il Maestro dopo 30 anni di successi. A Music Paper confida di non amare i controtenori. E di essere fedele.

Per me il teatro vive nel presente

Per me il teatro vive nel presente

Per Michele Mariotti, prima inaugurazione di stagione all’Opera di Roma. Non il debutto da direttore musicale, dato che quello è avvenuto in febbraio con “Luisa Miller”. Tuttavia aprire il nuovo anno del proprio teatro è un’altra cosa. Significa trovarsi sotto una marea di riflettori mediatici. Lui, 43 anni, ci è abituato: a Bologna ha guidato il Comunale per dieci anni. Ma la Capitale è diversa. Per la risonanza nazionale che può assumere una première all’Opera. Tanto più se (nella città dove ha sede il Vaticano, durante un governo di destra che innalza lo slogan “Dio-patria-famiglia” come vessillo) il titolo prescelto, i “Dialogues des Carmélites” di Francis Poulenc, ha a che vedere con la religione, con l’oppressione furiosamente laicista di un credo profondo, e se la regista cui è affidata la messinscena, Emma Dante, può far temere qualcosa di politicamente urticante.

Thomas Adès e il trionfo della speranza

Thomas Adès e il trionfo della speranza

Settimane italiane, anzi milanesi, per il compositore, direttore d’orchestra, pianista londinese che sul podio dell’Orchestra del Teatro alla Scala e della Filarmonica dirige concerti sinfonici e la sua opera “The Tempest”. Incontro con uno degli autori più celebri ed eseguiti del nostro tempo, forgiatore di una musica immediata e potente, che non si riconosce nelle categorie accademiche. Perché per lui «L’ispirazione è ovunque, perché un artista accetta tutto quanto ha a sua disposizione».

I fakes d’autore di Satie e Cage

I fakes d’autore di Satie e Cage

Una singolare vicenda di copyright si cela dietro l’opera “Cheap Imitation” di John Cage. D’altronde, il titolo parla da sé: il lavoro è infatti una trascrizione del “Socrate” di Eric Satie, dramma sinfonico in tre quadri scritto dal compositore antiaccademico par excellence nel 1917, su commissione di Winnaretta Singer, principessa di Polignac. Ma andiamo con ordine. Nell’aprile del 1914, nelle settimane che precedettero lo scoppio della Grande Guerra, la figlia del più celebre produttore statunitense di macchine per cucire era partita per una crociera che l’avrebbe condotta alla scoperta delle antiche rovine delle civiltà classiche, attraverso la penisola ellenica, Malta e la Magna Grecia. Dal viaggio la principessa sarebbe tornata entusiasta, desiderosa di apprendere il greco antico e di poter declamare Platone e Euripide in lingua nei suoi salotti parigini. Ne sarebbe seguita la commissione per Satie di un lavoro insolito…

Meyerbeer, il grande corruttore

Meyerbeer, il grande corruttore

Pubblichiamo in esclusiva un estratto da “Una storia dilettevole della musica”, il nuovo libro edito da Marsilio in cui Guido Zaccagnini – musicologo, autore e conduttore radiofonico – racconta vita e opere dei grandi compositori attraverso “insulti, ingiurie, contumelie e altri divertimenti”. Il lato umano, narrato con il metodo dello storico e la curiosità del divulgatore. Abbiamo scelto di pubblicare le pagine dedicate a Giacomo Meyerbeer (1791 – 1864), il papà del Grand-opéra, compositore tedesco a tal punto innamorato dell’Italia (e della sua musica) da italianizzare il proprio nome di battesimo. Capitolo intitolato “Il grande corruttore”. Ai lettori scoprire il perché.

César il Gallico

César il Gallico

Un ritratto in breve e una playlist per non dimenticare il bicentenario della nascita del compositore belga ma naturalizzato francese, musicista tra due nazioni e due sensibilità. Da pianista virtuoso a organista compositore, una vita legata agli strumenti a tastiera e all’edificazione dell’Ars Gallica. D’altronde Vincent d’Indy, nel tratteggiare la biografia del suo maestro César Franck, ne dipingeva la natìa Vallonia come una terra «cosi gallica nella sua apparenza esteriore, cosi germanica nelle sue abitudini e nei suoi contorni, destinata a dare i natali al creatore di un’arte sinfonica squisitamente francese nello spirito equilibrato e preciso, ma al contempo ancorata alla solida base dell’arte beethoveninana, essa stessa esito ditradizioni musicali ancora precedenti».

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Spettacoli - Libri - Dischi

Per Don Carlo grandi voci la dedizione di Valčuha e un’enigmatica regia

Da tempo non si sentiva una compagnia di canto così buona come quella scritturata dal Teatro San Carlo di Napoli per il Don Carlo inaugurale nella versione in cinque atti. La regia di Claus Guth ha …

L’universo musicale di Bach

Christoph Wolff / Il Saggiatore pagg. 525, € 65 Christoph Wolff è notoriamente uno dei più accreditati studiosi della vita e dell’opera di Johann Sebastian Bach. Con la traduzione di Patrizia Rebulla ed Elli Stern, e la …

Beethoven: The Symphonies

La nuova integrale delle Sinfonie beethoveniane dirette da Yannick Nézet-Séguin si propone di svelare un percorso inedito nella genesi e nel processo creativo del compositore di Bonn, attraverso l’adozione della New Beethoven Complete Edition pubblicata …

INTERVISTE

Il mio pianoforte per unire i popoli

EManuele Arciuli e il suo modo speciale di essere Pianista: I compositori contemporanei, le variazioni sul “Pueblo UNIDO” dell’aMICO Frederic Rzewski, LA MUsICA “MADE IN USA” che per lui è anche quella dei nativi Americani. UN Artista per il quale fare musica è anche UN’opera di continua testiMOnianza

I

l pianista Emanuele Arciuli è tra i più importanti e apprezzati interpreti di musica contemporanea della scena musicale internazionale. Lo studio e la costante divulgazione della musica del nostro tempo lo ha portato a suonare nei più importanti teatri, per le istituzioni concertistiche più prestigiose nonché con le più grandi orchestre del mondo. Docente di pianoforte al Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari, Arciuli da qualche anno tiene un corso di pianoforte contemporaneo all’Accademia di Pinerolo e masterclass negli Stati Uniti dove si reca abitualmente anche in tourneé. Nella sua attività pianistica c’è ampio spazio per il repertorio classico tradizionale e cameristico cui resta saldamente legato. 

Michael Nyman, George Crumb, Frederic Rzewski, William Bolcom sono solo alcuni dei compositori che hanno scritto per il pianista pugliese opere per pianoforte. Alla musica americana, a cui si dedica con particolare interesse da molti anni, ha dedicato non solo concerti e dischi di successo, ma anche libri volti alla conoscenza della storia e della cultura di popoli autoctoni, in special modo dei nativi come Per i sentieri dell’arte nativa americana edito da Caratteri Mobili. Più recente è Viaggio in America – Musica coast to coast con la prefazione di Joseph Horowitz (Edizioni Curci) che Arciuli presenterà in coda al concerto che terrà per l’inaugurazione della XVIII edizione del Ritratti Festival il 12 luglio a Monopoli.

Il concerto dal titolo “United People Will Never Be Defeated”, evoca i temi della pace e dell’amicizia fra i popoli con un programma tutto dedicato alla musica americana e un tributo particolare a Frederic Rzewski al quale Arciuli era legato da una profonda amicizia. A pochi giorni dal concerto lo abbiamo raggiunto parlando con lui di questo programma così originale, del suo legame con la musica contemporanea e americana in particolare di cui padroneggia un repertorio vastissimo e della sua visione del ruolo dell’artista. 

“United People”… L’amicizia fra artisti è paragonabile all’amicizia fra i popoli e quando i popoli sono uniti, sono anche imbattibili. E la musica può essere un volano di pace, ma è necessario mettersi in ascolto.

«Assolutamente sì. Al di là del fatto che esistono debolezze, miserie, conflitti in ogni ambito, quando si riesce ad attivare le energie migliori, la musica è un veicolo straordinario, mette in moto una energia creativa unica capace di muovere enormi forze positive. Sono sicuro di questo, è il motivo per cui mi occupo di musica, e certamente ne vale la pena».

Come nasce questo nuovo progetto artistico e qual è il filo conduttore nel programma proposto?

«Il programma avrebbe potuto essere ulteriormente monografico. Infatti, in un primo momento c’era l’intenzione di suonare tutte le Variazioni di Frederic Rzewski sul tema di El pueblo unido jamás será vencido, un capolavoro assoluto, che sto studiando e che debutterò in futuro. Tuttavia, per una rassegna estiva caratterizzata da una piacevolezza d’ascolto e da un pubblico eterogeneo, mi sembrava più opportuno proporre un programma non incentrato su un unico brano di ottanta minuti, ma che rendesse omaggio ad uno dei più grandi compositori di musica pianistica del secondo Novecento, scomparso il 26 giugno dello scorso anno: Era il giorno del mio compleanno, il più triste che io abbia vissuto: eravamo molto amici. Rzewski è uno dei pochissimi compositori eseguiti anche da pianisti che di solito non suonano la musica del nostro tempo, ma la sua musica è scritta magnificamente per il pianoforte e travalica qualunque moda o atteggiamento estetico. È una musica assoluta, classica nel senso più alto della parola. Diversi anni fa Rzewski ha scritto per me Stop the war, un brano molto particolare che però – e faccio un mea culpa – non ho ancora studiato; forse ora è giunto il momento. In questo concerto c’è anche un omaggio a due aspetti della cultura americana, minoritari, ma che negli ultimi anni stanno avendo maggiore risalto, ossia la cultura nera e quella nativa americana».

In quest’ultimo caso fa riferimento a Louis W. Ballard e Connor Chee presenti nel programma?

«Esattamente. Sono entrambi compositori nativi americani. Chee è un compositore navajo dal talento notevole; a dodici anni ha debuttato come pianista alla Carnegie Hall, vive nella riserva in Arizona. Per me è un amico, ho anche inciso sue composizioni. Quest’anno quando ho suonato la sua musica in New Mexico è venuto ad ascoltarmi e ci siamo incontrati; siamo sempre in contatto, sa anche di questo concerto ed è molto contento. Mentre Margaret Bonds e Talib Rasul Hakim – anch’essi presenti nel programma -, sono due compositori neri, che non ho conosciuto personalmente perché deceduti prima che io andassi negli Stati Uniti, autori di pezzi molto interessanti. Queste due culture recentemente sono diventate un po’ di moda, forse, mentre io me ne sono occupato in tempi non sospetti». 

Come è nato l’interesse per la cultura dei nativi americani, per lei diventato sempre più motivo di studio e di approfondimento?

«All’origine c ‘è solo una semplice curiosità nei confronti di un popolo che abbiamo sempre considerato estinto, e invece non lo è. Scoprire una dimensione intellettuale e artistica in questa cultura e l’amicizia con molti artisti nativi americani, mi ha spinto progressivamente a occuparmi della loro cultura, a chiedere a compositori di scrivermi un pezzo, come è successo con Raven Chacon scoperto diversi anni fa in un concerto dove c’erano si e no venti persone in sala. Oggi è un compositore osannato. E per me – destinatario di una sua composizione – è una bella soddisfazione sapere che ha vinto il Premio Pulitzer 2022».

Il concerto che Emanuele Arciuli terrà al Ritratti Festival si apre con la raccolta The Time Curves Preludes di William Duckworth, «compositore da noi praticamente sconosciuto che ha scritto capolavori assoluti per pianoforte. Questi Preludi del tempo ricurvo sono straordinari», ci spiega. «L’opera è divisa in due libri di dodici brani ciascuno, come i 24 Preludi di Debussy, col quale vedo una certa analogia. Sono pezzi piacevolissimi, di ascolto molto immediato, alcuni quasi pop nel fraseggio; da un punto di vista concettuale sono anche estremamente complessi, ma nonostante la complessità dovuta alla tipologia di scrittura, sembrano quasi improvvisati e all’ascolto risultano molto affascinanti. Sarà, insomma un programma un po’ stile patchwork che spero incontri l’interesse e l’attenzione del pubblico anche non avvezzo alla musica classica, che è poi la grande sfida che cerchiamo di raccogliere»

Una sfida importante in questo tempo di ripresa, che al contempo va evidenziando fragilità e incertezze dettate anche dal lungo protrarsi della situazione pandemica, che incidono sulle dinamiche socioculturali. «Questa pandemia», sottolinea Arciuli, «ha accelerato un processo di disgregazione di un sistema musicale un po’ stantio, in cui la gente vuole ascoltare sempre le stesse cose; non c’è curiosità nei confronti del nuovo, non c’è il senso della scoperta e non è possibile andare avanti così. È importante rivolgersi anche a un pubblico diverso, secondo me, ma è necessario fare un’opera di costante testimonianza».

La musica del nostro tempo ha ancora il potere di inibire il pubblico di fronte alla sua conoscenza.

«Però da parte di un certo pubblico sta diventando un alibi. Anche oggi esiste musica bellissima, non è possibile che non ci sia curiosità, attenzione per il nuovo».

Forse anche il concetto di musica contemporanea non è “aggiornato”, per usare un termine sincrono. Quando si parla di “contemporanea” si pensa ancora solo ai compositori attivi negli anni ’70 e oltre del Novecento mentre riguardo alla musica attuale non si conosce poi tanto. Eppure se si volge lo sguardo indietro nella storia, i compositori del passato scrivevano e suonavano musica per il pubblico del loro tempo.

 «Esatto. È il concetto di contemporaneità che va rivisto. Un cellulare di qualche anno fa è già preistorico; un libro o un film di vent’anni fa non li percepiamo come stringente contemporaneità mentre continuiamo a dire che Schönberg è un compositore contemporaneo. Molto dipende anche dai musicisti, da chi si occupa di promuovere la cultura musicale. Intanto, il fatto che un festival di provincia come il Ritratti di Monopoli proponga un concerto come questo, è un bel segno mi pare».

E dopo questo concerto speciale?

 «Subito dopo questo concerto, che è un unicum, inciderò un disco monografico su William Duckworth che comprende The Time Curves Preludes e alcuni songs con la partecipazione della cantante Costanza Savarese. A settembre parteciperò a MiTo con un programma interamente dedicato a Debussy. Avrò poi un autunno molto intenso. Suonerò a Milano per la Società dei Concerti con Sonia Bergamasco, al Bologna Festival con un programma particolare in cui suono cinque tastiere diverse, poi a Madrid e Genova. Mentre la tournée che avrei dovuto fare in America suonando proprio El pueblo unido jamás será vencido, per ristrutturazione del teatro della Columbia University è stato rimandata a marzo prossimo. È un periodo intenso, ma ricco di cose che mi piace fare per cui sono molto contento».

Foto: Ela Francone (cover e sopra) e Alessandro Brosio (al centro)