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Rina Sala Gallo #26

Rina Sala Gallo #26

Al via a Monza l’edizione 2022 del concorso pianistico Rina Sala Gallo, il più antico d’Italia, con un concerto dell’ultimo vincitore, Igor Andreev. Sino al 6 ottobre, 32 pianisti impegnati nelle selezioni. Finale sabato 8 con l’Orchestra Sinfonica di Milano. Music Paper nella giuria per l’assegnazione del Premio della Critica.

Le piace Massenet?

Le piace Massenet?

Per l’inaugurazione della nuova Stagione, il Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française ospita il Festival “Massenet, maestro del suo tempo”. Dal 1° al 28 ottobre, a Venezia, per celebrare il grande compositore che ha incarnato tutte le contraddizioni della Belle Époque.

La Scala va in città

La Scala va in città

Torna La Scala in città: dal 27 settembre al 1° ottobre la rassegna porta nei 9 municipi milanesi la Filarmonica, il Corpo di ballo, le voci bianche e gli allievi dell’Accademia di canto e della scuola di ballo del Teatro alla Scala. 22 spettacoli per tutti e per tutte le età.

Arriva JazzMI e i Brew 4et vincono Jam the Future

Arriva JazzMI e i Brew 4et vincono Jam the Future

Tornato dal 29 settembre al 9 ottobre il grande festival che invade Milano al ritmo della musica jazz declinata nelle sue tante possibili accezioni contemporanee. A fargli da preludio la quarta edizione di “Jam the Future- Music for a new Planet”, contest per jazz band emergenti dedicato ai nuovi talenti italiani. A vincerlo i Brew 4et.

L’inglese Yuanfan Yang vince il Casagrande

L’inglese Yuanfan Yang vince il Casagrande

È l’inglese Yuanfan Yang il vincitore della prova finale del Concorso Internazionale Alessandro Casagrande tenuta al Teatro Secci di Terni. Secondo posto per lo statunitense Samuel Glicklich e terza l’italiana Serena Valluzzi. I tre finalisti si sono esibiti in finale con il Terzo Concerto di Beethoven insieme all’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretta da Marco Boni.

TOVEL c’est moi!

TOVEL c’est moi!

È una questione di gravità. Inesauribile questione di equilibrio e leggerezza, come nella vita. Per riflessi di verticalità e intersezioni, sempre sull’ipotenusa di slittamenti di senso. Oltre la linea dello sguardo, captare il bagliore di un’idea e percorrerne il contorno con la disinvoltura di un acrobata. Sperimentare.
Un viaggio fra le sorprendenti grammatiche musicali di TOVEL (aka Matteo Franceschini), che il 15 ottobre a La Scala di Parigi presenta il suo primo album, “Gravity”, ispirato alle opere dell’artista concettuale Bernar Venet. Insieme a lui, il pianista Bertrand Chamayou e il sassofonista Eudes Bernstein.

Nel Giardino delle relazioni pericolose

Nel Giardino delle relazioni pericolose

Parlare di Giovanni Antonini significa parlare di uno dei protagonisti più straordinari della storia del revival della musica antica nell’era della “rivoluzione filologica”. Milanese doc, tra i fondatori e direttore de Il Giardino Armonico, ha sempre impressionato e affascinato il pubblico per la resa teatrale-immaginifica delle sue interpretazioni, così pulsanti di vita, così ricche di chiaroscuri, in cui la musica acquista una forza drammaturgica e una eloquenza scintillanti. Una discografia sconfinata esplora il repertorio strumentale e quello operistico… In quasi 40 anni di attività, non si contano le collaborazioni con le star del panorama musicale internazionale: da Cecilia Bartoli a Giuliano Carmignola, dalle sorelle Labèque a Patricia Kopatchinskaja.

Sognare? Preferisco vivere

Sognare? Preferisco vivere

Nata a Vilnius, figlia d’arte, “cantante lirica dell’anno” nel 2021 secondo l’associazione spagnola Ópera XXI, Asmik Grigorian torna ad ammaliare il pubblico del Teatro alla Scala che già aveva avuto occasione di ascoltarla, vederla (e innamorarsene) al suo esordio scaligero nelle vesti di Marietta in Die tote Stadt nel 2019 e poi in quella di Liza ne La dama di picche dello scorso febbraio. In occasione del suo ritorno a Milano per il debutto in veste di solista in un recital cameristico, il soprano lituano, cantante dalla voce e dalla presenza scenica inconfondibili, racconta a Music Paper della sua formazione, del suo primo album, Dissonance, dedicato alle romanze di Rachmaninov, del sodalizio con il pianista Lukas Geniušas. E parla di sogni e volontà e di come la pandemia le abbia salvato la vita.

Russian Choral Sound

Russian Choral Sound

Nel 2019 la Hbo ha prodotto una miniserie intitolata Chernobyl che ricostruisce, alla maniera di un romanzo giallo, le cause del più grave incidente nucleare della storia. Alla fine dell’ultima puntata scorrono sullo schermo i volti di quei personaggi che fino a poco prima avevamo visto interpretati da Stellan Skarsgård o da Emily Watson. È il classico momento del “come andò a finire”… La severità di questo epilogo è accompagnata da un coro che intona Vichnaya pamiat’ (In eterna memoria, in ucraino), canto funebre di tradizione ortodossa assimilabile al nostro requiem. Ascoltandolo, sembra di assistere all’adattamento in un linguaggio musicale contemporaneo di una melodia ancestrale scandita nei secoli da innumerevoli labbra.

Per amore di Maria

Per amore di Maria

Nel marzo di due anni fa, in pieno lockdown, due foto fecero il giro del mondo: ritraevano Papa Francesco. Nella prima, camminava in una via del Corso deserta e nella seconda era ritratto nella Cappella Paolina della Basilica di Santa Maria Maggiore. Era voluto uscire a sorpresa dal Vaticano per andare a pregare per la fine della pandemia in due luoghi speciali. Il primo è la Chiesa di San Marcello al Corso, dove si trova un Crocefisso che secondo la tradizione salvò i romani dalla peste. La seconda è la “Salus populi romani”, la protettrice della Città Eterna, l’icona mariana più importante del mondo. Papa Paolo V la collocò al centro della Cappella Paolina, dove egli è sepolto. Pochi sanno però che questo luogo di devozione ebbe da subito una formazione musicale stabile.

Elzeviro per Madame 

Elzeviro per Madame 

Un manoscritto trovato su Ebay dal clavicembalista Christophe Rousset ci riporta al tempo degli amori fra la contessa di Rochefort-Théobon e il Re Sole, in una Versailles in cui tutto era sfarzo e teatralità. Oggi quella raccolta è tornata a risuonare diventando un disco cult. Nell’incisione i brani non seguono l’ordine originale previsto da Madame ma vengono raggruppati per tonalità, tracciando una sottile drammaturgia dei suoni. Ascoltandoli, ci sembra di rivivere tutte le sfumature dell’epoca louis-quatorzienne, fra spettacoli pirotecnici e tragédies lyrique, tradimenti e divertissements, intrighi di corte e ballets de cour. Già sembra festeggiare nelle nostre pupille il rigoglio cromatico dei dipinti di Le Brun, già protendiamo l’orecchio verso le graffianti irriverenze di Molière e ci emozioniamo godendo dei frutti melodiosi dell’arte di Lully.

#Reviews
Spettacoli - Libri - Dischi

Scene da una Biennale

Fuori dal palcoscenico tradizionale si colloca il teatro musicale sperimentale. "Out of Stage" è il tema della Biennale Musica 2022. Oltre l'omaggio al Leone d’oro Giorgio Battistelli, una serie ampia e varia di proposte tra …

Giuseppe Verdi

Piero Mioli / NeoClassica, pagg. 737, € 40 Mioli ha articolato in 12 parti un sapere interdisciplinare e immenso: frutto di tanti anni di studio e di lavoro non solo su Verdi e sul mondo dell’opera …

Pelléas et Mélisande

Roth, Les Siècles / Harmonia Mundi L’accuratezza estrema che Roth dedica all’interpretazione della partitura alla ricerca di una massima naturalezza e morbidezza espressiva nonché finezza nella realizzazione dei dettagli timbrici e del gioco sottile delle dinamiche …

GENIUS LOCI
Massimo Rolando Zegna

Gesualdo, il castello del principe musicista 

I

l Castello del centro abitato di Gesualdo si trova a una quarantina di chilometri da Avellino. Le sue origini sembrano risalire all’epoca longobarda. Le prime notizie documentate, però, si attestano al XII secolo: cioè al periodo del dominio normanno. Il primo signore fu Guglielmo d’Altavilla.

Discendente di questa antica casata fu Carlo Gesualdo da Venosa (1566-1613): compositore che ha lasciato un segno indelebile negli spazi dell’edificio, non solo per gli interventi architettonici commissionati, ma anche per le musiche in quel luogo concepite. Note che risuonano come sublimi e assieme tormentate presenze nella mente del visitatore preparato. 

Agli inizi degli anni 2000, il complesso è divenuto proprietà pubblica, ed è stato sottoposto a lunghi lavori di recupero. Riaperto nel dicembre 2015, oggi è visitabile e accoglie iniziative ed esposizioni culturali, tra cui una mostra permanente dedicata a cinque preziose copie di altrettanti strumenti musicali appartenuti a Carlo: frutto di una lunga e accurata ricerca fondata su fonti storiche, archivistiche, testimonianze organologiche, museali e iconografiche.

A chi arriva a Gesualdo il Castello appare come una piccola fortezza in cima a un colle, sotto cui si distende con reverenza un abitato costituito da case che sembrano quasi disposte una sull’altra: un piccolo centro urbano in cui si manifestano, qua e là, misteriose e silenziose presenze: i decori e le architetture di un passato glorioso.

La planimetria del maniero è atipica – trapezoidale e a tenaglia assieme – ed esibisce quattro torri cilindriche: quasi altrettante sentinelle di un luogo magico, collocato tra cielo e terra, nel cuore dell’Irpinia. Un edificio che Carlo scelse, tra i tanti possedimenti della sua famiglia, per trascorrere i momenti più significativi della sua vita; e per morire, in dolorosa solitudine.

Dopo l’omicidio della moglie Maria d’Avalois – compiuto a ventiquattro anni a Napoli nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 1590 – il musicista si ritirò nel Castello che, da quel momento, divenne lo stabile punto di riferimento della sua vita, il luogo dove dedicarsi alla musica consolatrice e alla commissione con intento espiatorio dei numerosi interventi architettonici e urbanistici – nella sua dimora e nello stesso centro abitato (chiese, conventi, piazze, fontane) – di cui si è già detto.

Dopo il matrimonio con Leonora d’Este e il soggiorno a Ferrara protrattosi per oltre due anni, nel 1596, Carlo tornò di nuovo a Gesualdo. Sarebbe stato l’inizio dell’ultima parte della sua vita: la più dolorosa.

Sofferente di asma, quanto mai irascibile e violento, tormentato dai sensi di colpa, in rotta con Leonora, il musicista fu avvelenato da una cortigiana sua concubina: un avvenimento che deteriorò in maniera definitiva la sua salute già critica. In questo momento, il compositore iniziò a concepire una specie di testamento artistico.

Nel 1609, fece dipingere da Giovanni Balducci la pala d’altare conservata in Santa Maria della Grazie a Gesualdo: dove è raffigurato in ginocchio vicino a Leonora (foto sopra).

Nel 1611, fece addirittura trasferire nelle sale del suo castello il più famoso stampatore di musica di Napoli, Giovanni Giacomo Carlino. Per lui fece allestire un laboratorio dove gli fece pubblicare nel 1611 – sotto il suo rigoroso controllo – il Quinto e il Sesto Libro di Madrigali, oltre ai Responsoria per la Settimana Santa. Si era ormai vicini alla fine.

Il 20 agosto 1613, per una caduta da cavallo, morì a 26 anni l’amato erede Emanuele. Debole, ammalato, trafitto dal dolore, Carlo si chiuse al mondo, si ritirò in isolamento nel camerino contiguo alla cosiddetta “stanza del zembalo”, dove, con tutta probabilità, si trovava il clavicembalo di dubbia attribuzione a Vito Trasuntino oggi conservato nel Museo degli strumenti musicali del Castello Sforzesco di Milano. Il principe morì diciotto giorni dopo.

I madrigali del Quinto e Sesto Libro sono pagine musicali abitate da idee che sono ossessive presenze. Opere invase da una tematica unica e trina (amore, dolore, morte), condita con lucidità dall’erotismo, dalla masochistica autopunizione, dal dolore esistenziale, da uno spiccato gusto per l’ossimoro, per i contrasti, per gli esasperati cromatismi, per l’audacia delle sequenze armoniche, per la congestione espressiva, per un’aspra discontinuità del discorso musicale, per i silenzi siderali, per un gioco di timbriche sgranate, per la sofferenza violentemente lacerata di un’anima che è campo di battaglia per opposti estremi.

L’ego esplosivo di Gesualdo sembra assumere ancora più considerazione in sé stesso nei Responsoria per la Settimana Santa, un visionario e incorporeo percorso dello spirito che coglie appieno lo spirito degli ultimi anni vissuti da Carlo nel suo Castello, e che spinge a rileggere alla sua luce non solo i dipinti di El Greco ma anche la stessa Pietà Rondanini di Michelangelo.

In queste musiche si assiste, assieme al pentimento, a una cupa immedesimazione con le sofferenze umane e assieme divine del Cristo. Una soggettivazione risolta con soluzioni stilistiche di straordinaria finezza, oltre che con quella claustrofobica arditezza artistica che anticipa in maniera impressionante i diciotto giorni di forzato autoisolamento nel piccolo stanzino/sepolcro con cui Gesualdo decise e clinicamente certificò la propria morte terrena.


Il Teatro Olimpico strepitoso luogo dell’immaginario

Il Teatro Olimpico strepitoso luogo dell’immaginario

Nel 1980, ebbi il privilegio di visitare il Teatro Olimpico di Vicenza al fianco di una guida d’eccezione. Con cautela massima, camminai sul proscenio e tra le scenografie assieme al compianto e mai dimenticato Franco Barbieri: componente della gloriosa Accademia Olimpica, uno dei più importanti studiosi di sempre dell’arte di Andrea Palladio e Vincenzo Scamozzi e, al tempo, mio insegnante di Storia dell’arte all’Università.